Johnny spesso la sera, quando il sole scendeva lento su Lomazzo, amava versarsi un bicchiere di Disaronno e raccontare una storia delle sue. Grande affabulatore il Johnny, anche se spesso facevamo un po’ fatica a seguire il suo ragionamento. Per esempio ci fu la sera in cui raccontò come a Venezia nel 1882 veniva costruito un capannone di ferro e ghisa in stile liberty, destinato al mercato del pesce. Al che gli chiesi: “Johnny, ma perché ci racconti questa storia?”, anche io avevo bevuto il mio bel bicchiere di Disaronno, ero a soli due Braulii dal salutarlo, andare dalla Nina, mangiare una pastina di quelle speciali (forse ci avrei sciolto addirittura un formaggino Susanna, del resto era giovedì, e sentivo l’aria dei boschi di Appiano, ormai raffreddata dall’autunno, quella era un’aria che metteva appetito). “Vedi, quello stesso manufatto fu acquistato anni dopo dal Comune di Sestri Ponente”, disse lui, con il tono di chi sapesse dire nello specifico quale fosse la percentuale di carbonio che rendeva la ghisa acciaio, e viceversa. “E quindi?” dissi io, tra l’incuriosito e ormai il distratto, pensando avidamente alla mia pastina, ormai eravamo alle eliminatorie, le stelline e i risoni si giocavano una semifinale, i grattini e la gramigna l’altra. Pasta all’uovo, si intende. “E quindi vedi, proprio nel 1882, a Sestri Ponente nasceva il primo stabilimento Piaggio, proprio mentre veniva forgiato il capannone in stile liberty. Per il mercato del pesce, del pesce capito? Non è un segno questo?”, lo disse guardandomi giudicante, come se capisse che ormai ero passato dal distratto all’infastidito, come se stessi già assaporando i grattini, che trionfavano ormai in gloria, proprio davanti ai miei occhi. “Non capisci?”, insistette. “Il primo stabilimento? Ma mica era un deposito di legname?” dissi io, ormai già pronto a stiracchiarmi e a utilizzare lo slancio acquisito per alzarmi. Dopo sarebbero stati pochi metri al cancelletto, la macchina, la Nina, la pastina, il formaggino Susanna e forse anche una mezz’oretta di varietà sul primo canale. Se me la giocavo bene si prospettava una notte di passione. “Vattene affanculo” disse lui. Vuotò il bicchiere, lo riempì e scosse la testa. Sull’autoradio c’era il notiziario della sera, proprio mentre, in retromarcia, vedevo Johnny scomparire.
Si possono dire tante cose di Johnny, ma non si può che citare le sue due più grandi passioni: la Vespa e il salmone. Johnny aveva la migliore collezione di Vespe d’epoca di tutta Lomazzo, qualcuno diceva pure Rovellasca, ma Johnny non era il tipo di persona che si montava la testa. E poi a lui non interessava diventare il numero uno: lui lo faceva per amore.
Tutta la sua vita era stata segnata da eventi su due ruote: il suo primo bacio, il suo primo sashimi, l’unico ricordo che aveva di suo padre prima di quel brutto affare di via Montebelluna. “Non è nulla, piccolo, ma da domani sei tu l’uomo di casa, almeno per qualche tempo” gli disse, mentre il due tempi brontolava incattivito. Aveva il brutto vizio di risparmiare sull’olio suo padre. Una delle cose che non gli aveva mai perdonato. “Ma papà, non mi hai firmato la giustificazione, domani andiamo al museo della Lambretta”, disse Johnny, con la voce di chi ha ancora qualche anno prima che l’adolescenza gli regali una di quelle voci baritonali e squittenti allo stesso tempo. Il padre rise con scherno. “Non ti avranno, figliolo” disse laconico e sgasò mentre prendeva velocità e si allontanava, sulla sua Vespa Primavera 125 Coca Cola.
Johnny tornò sconsolato a casa, salì tutte e nove le rampe di scale che lo conducevano all’appartamento. “Vai a prendere la posta” disse suo zio Dino, mentre beveva lentamente una birra che aveva tutta l’aria di essere appena tiepida.
Suo zio Dino, nato Aldobrando, era il fratello di suo padre e il secondo cugino della madre Linda. Da quando Linda aveva cominciato a occuparsi di logistica presso il confine svizzero, mancava da casa sempre più spesso, a volte per settimane: era la quindicesima consecutiva. Dino faceva la guardia all’appartamento e a volte si occupava di ricevere e spedire alcune casse. Johnny spesso si chiedeva che cosa se ne facesse sua mamma di tutte quelle sigarette, caffè e sale. Soprattutto visti i suoi problemi di pressione.
In ogni caso, il sogno di Johnny era solo uno: andare in Vespa fino in Norvegia per pescare il salmone.
Questo Club nasce soprattutto per questo, aiutare Johnny a realizzare il suo sogno, e ragazzi: è davvero insistente!
FIRMATO Vespa Club Spina Verde · Alto Olgiatese Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2026 Pagina mantenuta a mano. Questo sito è ottimizzato per Netscape Navigator 3.0 · risoluzione 800x600 Questo club e questo sito non esistono. |